lunedì 24 aprile 2017

arrivano solo dove li facciamo ARRIVARE

Un anziano francescano responsabile dell’oratorio che frequentavo da bambino soleva ripeterci: “Il nostro prossimo arriva laddove noi lo facciamo arrivare”. Quelle parole con gli anni mi si sono rivelate in tutta la loro profondità e saggezza.

Se permettiamo a Tizio di umiliarci, Tizio continuerà a umiliarci.
Se permettiamo a Mevio di denigrarci, Mevio continuerà a denigrarci.
Se permettiamo al nostro responsabile di mobbizzarci, il nostro responsabile continuerà a farlo.
Sembra un discorso scontato ma non lo è.
Ogni giorno per strada, sul lavoro, nello sport, in un ufficio pubblico, c’è qualcuno che andando oltre le proprie prerogative, offende, umilia e prevarica qualcun’ altro.
Sarà capitato questo ad ognuno di noi. 
Il mobbing è il caso più eclatante – dove la prevaricazione risalta in tutto il suo splendore. Un responsabile o un semplice collega,  senza l’appoggio di nessuna norma offende, umilia, mortifica un collega che è lì a guadagnarsi il pane. NON facciamolo arrivare, fermiamolo prima.
Vorrei concludere la mia riflessione con un esempio.
Ho fatto per diversi anni l’arbitro in F.I.G.C. nel settore dilettantistico.
Un giocatore commetteva un fallo ai danni di un avversario, questi lo subiva.
Lo stesso giocatore commetteva un nuovo fallo sempre ai danni dello stesso avversario; a questo punto constavo sempre due diverse reazioni:
- Chi aveva subito il fallo reagiva.
- Chi aveva subito il fallo non reagiva.
Nel secondo caso la vittima subiva per tutta quanta la partita.
Dovendo seguire 22 giocatori e le panchine, non riuscivo a tenere d’occhio la situazione, ergo il “buono” usciva con le gambe piene di lividi.
E’ doveroso rispettare il prossimo, è altrettanto doveroso pretendere che il prossimo – chiunque esso sia – ci rispetti allo stesso ed identico modo.
“Il nostro prossimo arriva laddove noi lo facciamo arrivare”.

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