lunedì 31 luglio 2017

W W W W W il lavoro a tempo indeterminato


Il lavoro a tempo indeterminato, secondo una corrente di pensiero: “diseducherebbe milioni di giovani, molti dei quali sono disoccupati”.
Il posto fisso, sarebbe un macigno, un ostacolo, un intralcio allo sviluppo dell’economia, un lacciuolo per le imprese  che così non assumerebbero.
Non condivido queste idee per vari motivi:
1°) Con il lavoro a tempo indeterminato si crea un profondo legame fra lavoratori e impresa.
2°) Con il lavoro a tempo indeterminato si creano lavoratori preparati professionalmente, che conoscono a fondo l’impresa e il lavoro che si svolge in quell’impresa.
3°) Con il lavoro a tempo indeterminato s’incentiva l’economia.
Un lavoratore a tempo indeterminato può programmarsi un futuro, farsi una famiglia, programmare l’acquisto di una casa, ecc.
Il lavoro a tempo indeterminato non preclude al datore di lavoro il giusto licenziamento, in presenza di fatti gravi che rendano impossibile la continuazione del rapporto di lavoro.
Il vecchio articolo 18 Statuto Lavoratori, prevedeva non a caso il licenziamento per giusta causa.
Il lavoro a tempo indeterminato ha però una controindicazione: Non permette l’outsourcing, ovvero quella pratica che consente ad un’impresa di esternalizzare fasi di lavorazione e lavori, ad inprese esterne.
L’outsourcing ad esempio, permette ad un’impresa di 5.000 lavoratori, di affidare a imprese esterne il lavoro di 4.500 lavoratori, riducendo pertanto il proprio personale a soli 500 (dei 5.000 iniziali).
Il massiccio ricorso a questo sistema a fronte di un risparmio immediato per le aziende che ne fanno uso, sul lungo termine produce gli sconquassi ai quali stiamo assistendo: calo dei consumi e crescente disoccupazione.  Non si dimentichi la qualità del prodotto finale: Affidare un lavoro ad un’impresa esterna, che costa meno, spesso significa immettere nel mercato prodotti di qualità scadente.
Il posto fisso non è nemico del progresso e dello sviluppo di un Paese, semmai  è l’esatto contrario.
La precarietà, spacciata come flessibilità, ha prodotto solo danni.
Il peggior nemico del lavoro è proprio il licenziamento, ovvero la sua fine.

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