lunedì 16 ottobre 2017

Il divieto di ricorrere ad #Operazioni di finanza derivata – l’alfiere solidale



La tematica degli strumenti finanziari derivati, riguarda sia l’Amm.ne centrale sia gli enti territoriali. Riguardo agli enti territoriali molti Comuni sono usciti da questa forma di investimento, altri come il Comune di Torino ne hanno ancora in essere 21, alcuni dei quali scadranno addirittura nel 2037.
Vediamo cosa scrive la Corte Dei Conti, sugli strumenti finanziari derivati: buona lettura.
Savino Giacomo Guarino.  
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<<Il divieto di ricorrere ad operazioni di finanza derivata posto in via generale e permanente dal predetto comma 3 del novellato art. 62 del citato DL n. 112/2008 trova, tuttavia, una serie di eccezioni normativamente individuate dai successivi commi 3-bis, 3-ter e 3-quater introdotti dalla legge di stabilità 2014.
Dal divieto risultano, quindi, escluse:
a) le estinzioni anticipate totali dei contratti relativi agli strumenti finanziari derivati;
b) le riassegnazioni dei medesimi contratti a controparti diverse dalle originarie, nella forma di novazioni soggettive, senza che vengano modificati i termini e le condizioni finanziarie dei contratti riassegnati;
c) le ristrutturazioni dei contratti derivati a seguito di modifica della passività alla quale i medesimi contratti sono riferiti, esclusivamente nella forma di operazioni prive di componenti opzionali e volte alla trasformazione da tasso fisso a variabile o viceversa aventi la finalità di mantenere la corrispondenza tra la passività rinegoziata e la collegata operazione di copertura;
d) i contratti di finanziamento che includono l'acquisto di cap da parte dell'Ente (art. 62, comma 3-bis)1.
Le deroghe previste dalla legge di stabilità 2014 riguardano anche la facoltà per gli Enti di procedere alla cancellazione, dai contratti derivati esistenti, di eventuali clausole di risoluzione anticipata, mediante regolamento per cassa nell'esercizio di riferimento del relativo saldo (comma 3-ter), nonché la facoltà per gli Enti di procedere alla cancellazione, dai contratti derivati esistenti, di componenti opzionali diverse dalla opzione cap di cui gli Enti siano stati acquirenti, mediante regolamento per cassa nell'esercizio di riferimento del relativo saldo (art. 62, comma 3-quater).

1 Ai sensi dell’art. 3, comma 2, lett. c) del d.m. 1/12/2003 n. 389 con l’acquisto di «cap» di tasso di interesse l'acquirente viene garantito da aumenti del tasso di interesse da corrispondere oltre il livello stabilito.
L'interest rate cap è un contratto derivato in cui l'acquirente, a fronte del pagamento di un premio, ha diritto a ricevere dal venditore, per un certo periodo di tempo e in date prefissate (scadenze intermedie), un importo pari al prodotto tra la differenza positiva tra un tasso di mercato (ad esempio il tasso LIBOR) e il tasso fissato dal contratto (strike rate o floor rate) alla data di rilevazione (data di fixing). Un interest rate cap consente a un soggetto indebitato a tasso variabile (l’acquirente dell’opzione) di fissare il costo massimo dell'indebitamento, tutelandosi contro andamenti al rialzo dei tassi di mercato e conservando al tempo stesso la possibilità di sfruttare andamenti al ribasso dei tassi di mercato.>>
(Corte Dei Conti, Sezioni riunite in sede di controllo – INDAGINE CONOSCITIVA  SULLE TEMATICHE RELATIVE  AGLI  STRUMENTI  FINANZIARI – 6 MAGGIO 2015 – 5 Maggio 2015 – VI COMMISSIONE PARLAMENTARE- pag. 19)

Il ricorso agli #Strumenti di finanza derivata da parte degli Enti territoriali – l’alfiere solidale.



La tematica degli strumenti finanziari derivati, riguarda sia l’Amm.ne centrale sia gli enti territoriali. Riguardo agli enti territoriali molti Comuni sono usciti da questa forma di investimento, altri come il Comune di Torino ne hanno ancora in essere 21, alcuni dei quali scadranno addirittura nel 2037.
Vediamo cosa scrive la Corte Dei Conti, sugli strumenti finanziari derivati: buona lettura.
Savino Giacomo Guarino. 
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<<Il ricorso agli strumenti di finanza derivata da parte degli Enti territoriali ha subito negli ultimi anni una flessione per effetto della normativa sempre più stringente susseguitasi in tale materia.
Ciò nonostante, le Sezioni regionali di controllo e la Sezione delle Autonomie della Corte dei conti hanno mantenuto ferma l’attenzione su tali forme contrattuali per le eventuali ripercussioni negative che ne possono scaturire sulla finanza pubblica territoriale.
Le linee guida sui rendiconti degli enti locali, approvate annualmente dalla Sezione delle autonomie, ai sensi dell’art. 1, comma 166 e ss. della legge 23 dicembre 2005 n. 266 e pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, dedicano un’apposita sezione all’indicazione degli strumenti di finanza derivata in essere presso gli enti stessi.
Come noto, con l’introduzione del decreto legge 10 ottobre 2012 n. 174 convertito, con modificazioni, nella legge 7 dicembre 2012 n. 213 le modalità e le procedure del sistema di controlli della Corte dei conti delineate dalla legge n. 266/2005 per gli Enti locali, sono state estese anche alle Regioni e ciò ha comportato l’adozione di apposite linee guida da parte della Sezione delle Autonomie per le relazioni dei revisori dei conti delle Regioni sui bilanci di previsione e sui rendiconti regionali.
Anche i questionari allegati alle predette linee guida per le Regioni contengono un’apposita sezione atta ad individuare gli strumenti di finanza derivata in essere ed i relativi flussi in entrata ed in uscita nonché il valore del mark to market; vi sono, inoltre, ulteriori prospetti finalizzati ad acquisire informazioni in merito all’ammortamento delle operazioni obbligazionarie di tipo bullet con l’indicazione del valore degli accantonamenti previsti mediante il ricorso a amortizing swap o sinking fund.>>
(Corte Dei Conti, Sezioni riunite in sede di controllo – INDAGINE CONOSCITIVA  SULLE TEMATICHE RELATIVE  AGLI  STRUMENTI  FINANZIARI – 6 MAGGIO 2015 – 5 Maggio 2015 – VI COMMISSIONE PARLAMENTARE- pag. 17)

Italia #160 miliardi di #Strumenti finanziari derivati (valore nozionale) – l’alfiere solidale.



La tematica degli strumenti finanziari derivati, riguarda sia l’Amm.ne centrale sia gli enti territoriali. Riguardo agli enti territoriali molti Comuni sono usciti da questa forma di investimento, altri come il Comune di Torino ne hanno ancora in essere 21, alcuni dei quali scadranno addirittura nel 2037.
Vediamo cosa scrive la Corte Dei Conti, sugli strumenti finanziari derivati: buona lettura.
Savino Giacomo Guarino.   
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<<Secondo le stime ufficiali, a fine 2014, il “valore nozionale” degli strumenti derivati su debito ammontava, in Italia, a circa 160 miliardi (quasi il 9 per cento sul totale dei titoli) mentre il valore di mercato (il c.d. “mark to market”) segnava una perdita potenziale di circa 42 miliardi. Tale valore negativo rappresenta l’onere che lo Stato italiano avrebbe sostenuto nell’ipotesi, teorica che i contratti su derivati in essere fossero stati estinti anticipatamente alla fine dello scorso anno. La rapida crescita di questa perdita potenziale, che si è registrata negli ultimi tempi, deve essere attribuita alla contestuale discesa dei tassi d’interesse e al deprezzamento dell’euro rispetto ai livelli massimi che si collocano nel 2008.
Se le perdite potenziali sui derivati diventano effettive solo nel caso che il contratto venga estinto, la situazione è diversa laddove sussistano clausole di estinzione anticipata (la più gravosa e più nota riguarda il contratto con la banca d’affari Morgan Stanley che, avvalendosene, ha determinato un aggravio effettivo del bilancio statale, per un costo complessivo di 3,1 miliardi, versati in due rate all’inizio del 2012).
Secondo informazioni rese dal MEF nel corso di questo ciclo di audizioni, il mark-tomarket dei derivati con valore di mercato negativo e che prevedono clausole di recesso anticipato è pari a circa 9 miliardi.
A fronte dei circa 160 miliardi del portafoglio degli strumenti derivati dello Stato, all’inizio del 2015 il valore nozionale dei contratti su derivati degli Enti territoriali, pur se significativo nei riflessi sui relativi equilibri di gestione, sarebbe di poco inferiore ai 25 miliardi, il 60 per cento dei quali imputabili ai contratti sottoscritti da Regioni e Province autonome, ma l’incidenza sullo stock di debito è più elevata (circa il 28 per cento nelle Regioni e il 20 per cento negli Enti locali, a fronte di un debito complessivo, rispettivamente, di 52,77 e 54,49 miliardi di euro nel 2013.>>
(Corte Dei Conti, Sezioni riunite in sede di controllo – INDAGINE CONOSCITIVA  SULLE TEMATICHE RELATIVE AGLI STRUMENTI FINANZIARI – 6 MAGGIO 2015 – 5 Maggio 2015 – VI COMMISSIONE PARLAMENTARE- pag.6)


       

GUARINO l'alfiere solidale, augura un radioso LUNEDI'





   

Buon giorno a tutti :) :) :) :) :)

#Risorse Energetiche e crescita economica.

#Strumenti Finanziari Derivati: se li conosci li eviti.


Sabato ero a cena con un gruppo di vecchi amici. 
Ho chiesto loro se conoscevano gli strumenti derivati: ne avevano sentito vagamente parlare.
Ho chiesto ancora se sapevano che il Comune di Torino ha in essere 21 contratti di strumenti finanziari derivati, alcuni dei quali scadranno nel 2037: cadevano dalle nuvole.
Sono fermamente covinto che si debba divulgare questo tipo di notizia. 
Il denaro pubblico è di ogni componente della Collettività, è giusto quindi divulgare al massimo ogni notizia riguardante il denaro pubblico.
Gli strumenti finanziari derivati sono investimenti ad altissimo rischio. 
Una domanda che mi continuo a porre, se un Comune che ha investito solidi pubblici in derivati, perde denaro grazie a questi derivati, chi ci rimetterà?


#160,76 milioni di euro, la #Penalità da pagare dal #Comune di Torino, per uscire anticipatamente dai DERIVATI – l’alfiere solidale