giovedì 28 giugno 2012

DERIVATI e Comune di Torino.


Il bilancio del Comune di Torino presenta alcune criticità. 
Il Comune ha in funzione 25 contratti derivati, stipulati tra il 2002 e il 2007, alcuni frutto di rinegoziazioni di contratti precedenti, per un ammontare nozionale complessivo di € 942.799.879,90.  
 Le banche interessate sono diverse e fra queste c’è anche la banca che attualmente svolge il servizio di Tesoreria comunale. 
Alcuni esperti che hanno esaminato la documentazione relativa ai derivati, ritengono che molti di questi non siano adatti alla funzione per la quale erano stati sottoscritti: Coprire le finanze comunali dai rialzi dei tassi di interesse. 
Un esempio alcuni di detti derivati utilizzano come parametro Libor Us$, a fronte di debiti che il Comune ha ovviamente contratto in Euro. Vediamo allora cosa ha stabilito la giurisprudenza. Il Consiglio di Stato, Sez.V, 7 settembre 11, n.5032 e recentemente il Tribunale di Milano, sentenza n.5118 del 2011, hanno espresso chiaramente la seguente linea: I contratti derivati che non rispondono alle finalità di gestione del rischio, ovvero sono speculativi devono essere annullati. Mi sembra del tutto logico, visto che si parla di denaro degli Enti locali, soldi pubblici. Il Comune di Torino abbandonando questi contratti recupererebbe centinaia di milioni di € - da destinare ai bisogni dei cittadini, che in questo momento ne avrebbero un forte bisogno. 
S.G.GUARINO  




martedì 26 giugno 2012

SCIOPERI contro la riforma del lavoro.



Alcune OO.SS a breve partiranno con degli scioperi per contestare la riforma del lavoro. Mi rendo conto che gli scioperi provocano disagi nell’utenza. Mi rendo conto che  non tutti condividano questi scioperi. Vorrei però ricordare una cosa: I nostri figli ed i nostri nipoti, se non interveniamo con decisione, rischiano di trovarsi in un mondo del lavoro con minori garanzie di quelle che hanno coperto noi. Ricordo ad esempio che in Italia manca ancora una legge che contrasti il mobbing. Il lavoro non si crea con maggior libertà di licenziare. Il lavoro si crea con politiche mirate, ad esempio incentivando ricerca ed innovazione tecnologica.
A mio avviso questa non è una riforma del lavoro, bensì una CONTRORIFORMA di stampo liberista all’ennesima potenza. Gli interessi dei lavoratori e delle aziende devono coincidere e non divergere: Se aumentano i senza lavoro, chi acquisterà i prodotti delle nostre aziende? Se le retribuzioni sono ai limiti della sussistenza i consumi non possono che diminuire.
Lo Statuto dei Lavoratori e l’art.18 non sono i nemici della imprese. I nemici delle imprese sono ben altri. E’ ora di smetterla di penalizzare chi col proprio lavoro mantiene la Stato. Di fronte ad una CONTRORIFORMA di questa portata, è del tutto giustificato e comprensibile protestare, con lo sciopero, previsto tuttora dalla Costituzione.
S.G.GUARINO    guarinsavino@yahoo.it

 
P.S. Questo post contiene solo l’immagine della aquila reale. Pertanto qualsivoglia sua alterazione  o eventuale aggiunta, non è opera degli autori del Blog – ma costituisce un’illecita e fraudolenta  intrusione – che gli autori  del Blog provvederanno immediatamente a segnalare alle competenti autorità.

giovedì 21 giugno 2012

freeskipper: Comune di Torino: una questione di trasparenza!

freeskipper: Comune di Torino: una questione di trasparenza!: di Renata Gavaldo. Questo è il resoconto di un fatto storico avvenuto a Torino nel 2003. Questo resoconto indicherà documenti che chiunque ...

Balletto di cifre.



La vicenda “esodati” è un qualcosa di veramente incredibile. Una simile vicenda è comprensibile se al Governo vi fossero degli sprovveduti privi di cultura e di buon senso. Al Governo abbiamo dei professori emeriti, tecnici di prim’ordine, messi in quella posizione per risanare il Paese. Una vicenda simile è per me inspiegabile. Una guerra di cifre, un balletto di tesi, un rimbalzo di responsabilità. Mi chiedo ma che figura fa il nostro Paese davanti agli altri Stati membri?
S.G.GUARINO    guarinsavino@yahoo.it 

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martedì 19 giugno 2012

La tesi del sottosegretario.



Il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, ha una sua tesi, gli italiani: "Dovrebbero lavorare almeno una settimana in più per essere più produttivi e ridare fiato al Pil!".
Desidero soffermarmi  su questa “originale” tesi perché a mio avviso offre diversi spunti di riflessione.
Le aziende vendono i loro  prodotti.
La produttività è uno degli elementi che entrano in gioco nella produzione, ma ve ne sono altri: Qualità del prodotto, ricerca ed innovazione, carico fiscale, burocrazia,…..
Le imprese italiane  sono soggette ad un carico fiscale pesante e questo rende i loro prodotti meno concorrenziali. Anche facendo lavorare di più i lavoratori e pagandoli meno, il problema resterebbe: L’eccessivo carico fiscale e un inevitabile calo dei consumi. Se i lavoratori guadagnano meno spendono meno.
I problemi delle imprese italiane  a mio avviso sono sostanzialmente due: Un carico fiscale eccessivo e gli scarsi investimenti nella “ricerca” e nella “innovazione”.
I ricercatori italiani fuggono all’estero per fare ricerca questo è il dramma.
Nonostante l’art. 9 della Costituzione : ”La Repubblica promuove lo sviluppo  della cultura e la ricerca scientifica e tecnica” – l’Italia investe briciole nella ricerca scientifica. Ecco il problema. In un’era di globalizzazione e di alta tecnologia, la ricerca e l’innovazione sono le armi vincenti. L’aumento dell’orario di lavoro di per sé significa ben poco. E’ comodo e facile scaricare, come si è sempre fatto, i problemi dell’economia sul costo del lavoro e sulla produttività. La dimostrazione viene dall’abolizione della Scala Mobile avvenuta nel 1993.
Nonostante in Italia siamo in presenza di retribuzioni decisamente basse, rispetto ad altri Paesi, l’Italia arranca e non cresce, chiediamoci il perché? Sprechi, inefficienze, evasione, ecc. Ecco i mali dell’Italia. Prima di dire agli altri di essere più produttivi – bisognerebbe guardare alla  propria di produttività. Aveva proprio ragione il Vangelo, prima leva la trave dal tuo occhio e poi togli la pagliuzza dall’occhio del prossimo.
S.G.GUARINO   guarinsavino@yahoo.it
 
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venerdì 15 giugno 2012

SARDEGNA:Costo della politica.



Tagli agli stipendi dei consiglieri della regione Sardegna. Abrogazione delle indennità? Lo aveva deciso il recente referendum.: a partire dalla metà di maggio, con la vittoria del referendum anticasta, per i consiglieri sardi doveva essere tutto «cancellato». Indennità, diaria, rimborsi spese.  Si parla di una spesa di oltre 18 milioni di euro. Tanto valgono le indennità dei consiglieri regionali sardi, in tutto 80 che però a breve verranno ridotti a 60. Tanto per cambiare il Consiglio regionale della Sardegna ha deciso di non tener conto della volontà popolare.  La legge approvata all'unanimità martedì sera da 63 consiglieri regionali della Sardegna (alle 21,30 ne mancavano 3), reintroduce dalla finestra tutto quello che i sardi avevano chiesto di lasciare fuori dalla porta con la vittoria dei cosiddetti referendum «anticasta» del 7 maggio scorso. In primo luogo le indennità.  Come hanno fatto? Semplice hanno «infilato il loro aumento in mezzo ad un emendamento che riguardava la salvaguardia di circa 30 precari.

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mercoledì 13 giugno 2012

Il ministro del lavoro tedesco


Dimostrare di avere veramente a cuore il benessere dei lavoratori. Lo ha dimostrato il ministro del lavoro tedesco. Secondo il ministro (preciso è una gentile signora) le aziende devono astenersi – fuori dall’orario di lavoro e nei fine settimana, dal telefonare e inviare email, ai propri dipendenti. Il ministro infatti si richiama alla legge, legge che appunto tutela la salute.
SARA.



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